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thegatta
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martedì, giugno 21, 2005 Sono andata finalmente in spiaggia con il bikini alla Playboy Mansion. Bell’idea, penserete voi. In questo momento sono convinta che sia stata una tragica fatalità. Sì perché, da ieri, non riesco ad indossare nulla che sia provvisto di spalline, collo o maniche. Una fustigazione alla De Sade avrebbe sicuramente lasciato meno segni sulla pelle e magari mi avrebbe regalato l’immortalità letteraria tra le pagine di Justine. Invece eccomi qui con un pareo nato e cresciuto in Thailandia (luogo culto prima e post tsunami per alcuni turisti jesolani dalla cultura parecchio limitata) i cui delfini sghignazzano a vedermi spalmare ettolitri di crema in stile lap dance sul decolleté (diciamo così per non instillare pensieri poco opportuni…). Un totale disastro per una come me, avvezza all’abbronzatura aristocratica, in pratica bianchissima. Identico effetto del burro al sole. Il centro grandi ustionati mi fa un baffo. Il fatto è che ero tutta al sole, allora perché tutto il resto del corpo ha reagito bene tranne lì? Dipenderà dal fenomeno degli specchi solari? C’entra Archimede? Capita solo sulla spiaggia del Cavallino? Sarà che ho scoperto, grazie allo spot di un solare, che, dopo secoli che mi spalmavo la crema, l’olio o il latte solare direttamente sotto il sole, ora bisogna aspettare 20 minuti per mettersi ad abbronzare. Chi ha mai letto una tale avvertenza sui flaconi? Fossimo negli Stati Uniti vincerei la causa per anni ed anni di esposizione anticipata. Ora passiamo al resoconto di una settimana piuttosto movimentata che esordisce con pioggia su festa in piazza domenica scorsa e varie scorribande serali-notturne con Angel, Coso e Mr Burns. Impressionante lo spargimento di pomodorini di Angel che, colpita da Toblarite acuta, non riusciva ad acciuffare il piatto. Senza dimenticare l’infradito che restava indietro di alcuni passi, zuppa dalla pioggia. Avevo quasi le convulsioni dalle risate. Su mercoledì ho ricordi assai vaghi, a parte la passione per un sommelier mestrino in possesso di Agricanto (per i non addetti ai lavori, trattasi di liquorino molto simile a quello del Mon Cheri, a base di vino Raboso) ed una serie di stappi di bottiglie al Flo, insieme ai miei amici irlandesi che spesso non riescono a capirsi neppure tra loro, data l’altissima gradazione alcolica dei trifogli. Credo di aver intonato diverse volte “I’m a Barbie girl” davanti a Ken. Con questo nome se lo merita. Sabato ottimo barbecue in terrazza con gli stessi numerosi irish provvisti di enormi scorte di vino, birra e salsicce. La pancia di Paul ai fornelli. Tutto questo per dimenticare l’incidente pomeridiano che ha visto protagoniste io e Redababe, insieme a quello che è probabilmente il più vetusto patentato jesolano ancora in attività. Non ha neppure accennato a frenare, fortuna che eravamo quasi ferme. Credo che a 78 anni, con tutto il rispetto per Mike Bongiorno e gli altri highlander, la carriera di automobilista potrebbe essere rischiosetta, soprattutto quando si indossano fondi di bottiglia talpa style e si affronta Redbabe in una rotonda. Ha rischiato la vita, non per l’impatto che è stato davvero lieve ma per l’ira di quella bambina dai capelli rossi un tantino innervosita per l’inconveniente che le ritardava l’appuntamento con la spiaggia. Ho scoperto comunque che sono bravissima a fare i disegni sulle constatazioni amichevoli. Potrei farne una professione. |
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