thegatta

martedì, giugno 26, 2007

REGALATEMI UN SOGNO ma uno bello, in cui, per una volta, io non debba preoccuparmi per qualcosa. Uno scenario qualsiasi, possibilmente che abbia a che fare con prati e alberi, e nessun triste venditore di rose. Il sole che lascia scivolare i suoi raggi senza ustionarmi (cosa che invece accade puntualmente nonostante la quantità di crema versata, spalmata e rispalmata) e bambini che, invece di piangere tra genitori nervosi, se la ridacchino allegramente. Niente palazzi, niente cemento, via pure i marciapiedi. E soprattutto fuori dalle scatole i soldi. Mi hanno rotto. Gatti e cani a zampetta tra di loro e tante fragoline di bosco. E vorrei anche i Creatures che mi cantano “Maybe one day” per farmi ripensare al jingle della radio in cui lavoravo e anche a chi me l’ha ricordata di recente. Nel mio sogno Big Jim porta al cinema la Barbie di mercoledì e le tiene la mano sui fianchi. E anche se mi sveglio trovo un sms carino in cui qualcuno mi dice che sono meravigliosa, stupenda, insuperabile e che la vita senza di me è uno strazio, invece della Vodafone che mi ricorda quando devo rinnovare Infinity altri operatori. E poi riprendo ancora più volentieri il sogno. In questo sogno non devo obbligatoriamente sbattere contro gli angoli del letto quando mi devo alzare la notte per fare pipì e non mi fa mai mal di schiena se trascorro delle ore a guardare le mie piante di pomodoro foglia per foglia. E se mangio troppi dolci nessuno mi rimprovera, non esistono le calorie e il sale non fa venire la ritenzione. E riesco a bere un intero bicchiere di qualsiasi liquido ghiacciato senza poi contorcermi per ore dal mal di pancia. E non frantumo le infradito lanciandole tipo curling lungo la corsia del supermercato, trascinandomi fino all’esterno come se mi fossi fratturata l’anca. E la Wiz sta con me giorni interi senza tirare fuori delle scuse insopportabili. Insomma un bel sogno, senza bisogno della valeriana.

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giovedì, giugno 21, 2007

Alle 5 del mattino mi sento, come dire, in transito. Sì perché la mia testa è già proiettata al sogno della notte precedente (lo special guest era nientepopodimenoche Rocco Siffredi in … e ossa. La scusa ufficiale di tale impudenza è una specie di omaggio all’uomo agé e bistrattato da Lucignolo, un programma che detesto con tutta me stessa per come demolisce gli altarini lì dove io li avevo costruiti di buona lena…). Le morbidosità della gatta invece si intrattengono ancora nella sedia da ufficio e l’aura spazientita attende poco distante. Un pensierino va a Zizou, il mio fidanzato gatto che dice di uscire con la sua migliore amica ma la Milly mica mi convince tanto, è un’autentica gatta morta... Questo mio periodo è affollato di mongolfiere, tutti insistono perché ne prenda una. Non ne capisco il motivo, sono già talmente alta che l’aria che respiro è rarefatta (sarà per quello che a volte il cervello si scollega? E sarà sempre dell’altitudine la colpa di certe idee balzane?) Ne ho mancata una per motivi fulminologici in Val di Cembra e a quanto pare mi si ripresentano a pochi chilometri sul lungomare. I palloni non mi convincono, dalle Big Babol in su mi hanno sempre creato dei fastidi. Prima di tutto l’esplosione del chewing gum più spaventosamente dolce dell’universo, con lancio di materiale appiccicoso su labbra, viso, collo e capelli, poi le sfide sfiancanti a bolle concentriche. E via a crescere con i palloncini che esplodono alle feste di compleanno. IO DETESTO I PALLONCINI. E i palloni da basket? Neppure se mi ci mettessero dentro, al canestro, riuscirei a centrarlo una misera volta. Ora, se tanto mi dà tanto, a moltiplicare il tutto fino alla mongolfiera mi viene da pensare al direttamente proporzionale. Paura. Un’eccezione esiste già: le palline da tennis, mi hanno dato sempre enormi soddisfazioni, anche quando per imitare una tennista allora in voga, me le infilavo dentro gli slip, dietro, per averle a portata di mano. Il dilagante effetto terra rossa avrebbe dovuto dissuadermi immediatamente ma ai trend non si comanda… Il resto lo affidavo al Dixan. Ho saputo che i fratelli Bergamasco vengono a Jesolo come ospiti per la finale di Miss Italia. MI-TI-CO! Una gola profonda mi ha già dato il nome dell’hotel in cui pernotteranno. Che tentazione. Sì mi piacciono entrambi, ma se dovessi proprio lasciarne uno, affiderei Mirco a Brigitte dei Trabocchetti. Ma devo essere professionale. Mi limiterò, se possibile, a un’intervista da proporre ai giornali con cui collaboro…. Ma con entusiasmo. Parecchio entusiasmo. Il rugby mi emoziona. Mi impegno a non pensare neppure per un solo secondo al calendario francese (e al fatto che non ho ancora visto il dvd del dietro le quinte) e starò composta a fare le mie domande come niente fosse. Ecco, brava, così. METAAAAAAAAA!!!!!

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venerdì, giugno 01, 2007

trucioletti

Stanotte Zizou è più agitato di me, fa le fusa sventolando la coda. Manco avesse vinto la Champions League. E’ stata una giornata affollata, con Bubish in catalessi che domani riprenderà lo “smamma moccioso” appreso oggi e lo girerà al bimbo Kevin che la tormenta all’asilo. Stavo ripensando al weekend trascorso praticamente in auto sotto il diluvio universale, con ripetute apparizioni di Noè durante viaggio di andata e ritorno. Sono stata con l’altra gemella Kessler all’inaugurazione della cantina della Val di Cembra, poco distante da Trento (a tre ore circa da qui…) e ho scoperto che lì c’è, oltre all’oro giallo dei chicchi d’uva, anche l’oro rosso, il porfido, anzi il perfido porfido sfascia tacchi. E caviglie. Chissà perché in città si pensa di addobbare il manto stradale con questo materiale irto di fatali trabocchetti. Non bastavano le radici dei pini marittimi? Sì che poi i pini teniamoceli stretti, non me la vedo Jesolo palmata. Che ci si fa di più costruttivo con il porfido? A parte il colpo d’occhio sulla valle, s’intende, che è notevole… Ma torniamo al weekend. L’ospitalità al Maso Franch (www.masofranch.it) è davvero eccellente. Cosa mi resterà in mente? Oltre al nubifragio pressoché ininterrotto, direi la camera bellissima, la tv gigante dove ho percorso almeno 400 canali prima di addormentarmi tra i canali siriani e la rete locale trentina dove vendevano tappeti siriani, una specie di gemellaggio via etere che mi ha confuso il dormiveglia. E poi la colazione, divina. Potevi scegliere tra una miriade di yogurt, panini, brioche, marmellate, succhi di frutta e tanti semi suddivisi in contenitori da scegliere per comporre il proprio muesli ideale. Almeno io sono arrivata a quelli, ma il bambino tedesco uscito dal gruppo di una foto pubblicitaria di Ralph Lauren si è spinto fino ai formaggini e ai salumi. Da pivelle però, dopo lo scatto di rito in accappatoio griffato ci siamo scordate di visitare il centro benessere. La prossima volta. Abbiamo mancato anche il giro sui vigneti in mongolfiera ma ci hanno spiegato con dovizia di particolari che è meglio non volare con i fulmini che scorrazzano nel cielo e che le mongolfiere devono essere asciutte. Per un istante mi si è affacciato un phon gigante. Abbiamo conosciuto Tofffsy in versione quasi-enologo (chissà quanti ricordano quel cartone animato con l’erba musicale sbugiarda-bugiardi…) e guardato di lontano un altro tipo proprio caruccio, abbandonato senza troppi rimorsi per raggiungere il buffet. Più del fascino montanaro poté lo stomaco. Il ritorno, oltre che dalla nuvola posteggiata saldamente sopra l’auto, è stato contraddistinto dal distributore self service tramutato in giostra dalla mia gemella. Si dovrebbe poter far benzina in entrambi i lati della vettura. Però così l’altra Kessler perderebbe di fascino, anche se la storiella dei meloni lasciati in auto e la barzelletta stronca-sorcini basterebbero a tirarmi su le labbra anche nei momenti meno propensi. Buon giugno a tutti!
postato da thegatta | 06:15 | commenti (7)

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