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thegatta
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sabato, ottobre 21, 2006
Brava brava Mariarosa ogni cosa sai far tu
Presa dal fuoco sacro e preoccupata dal fuoco reale spostato dall’aria che arrivava dalla finestra della cucina, mi sono impegnata per un bel po’ a preparare lo spezzatino con i pezzetti di carne e le patate, tagliate sottili come piacciono a Mr Burns. Non mi era sufficiente il pesto con le noci e il basilico, volevo proprio una cenetta sostanziosa, di quelle da abbiocco. E’ così è stato, con tuffo carpiato finale dentro alla Nutella. Non capita tutti i giorni di avere il tempo da dedicare ai fornelli ed è così straordinariamente piacevole perdere del tempo sminuzzando a coltellate cipolle, carote, sedano e pezzettini di dito che è quello che, secondo me, fa la differenza nel gusto finale.
Durante la cena, il televisore a mignoli che ho in salotto ha deciso, forse, di ripensarci sulla sua originale interpretazione dei colori che ci propinava gente dalla faccia grigiastra, gabibbi tutti blu e cieli marziani verde pisello. O forse era l’effetto del bordeaux che, nei calici, ci passava poco tempo, giusto per prendere un po’ d’aria. Poi, appunto, l’abbiocco, mentre Hannibal the Cannibal su Red Dragon si confondeva, a occhi chiusi, con l’ululare del rottweiler del mio bel vicino che oggi ha avuto proprio una brutta giornata. Era tristissimo, niente scavi da archeologo in giardino e neppure lavoro di fino sulla piccola pianta di rose che, finora, ha avuto vita dura. Solo degli “uuuuuuuuu” strazianti che provenivano dalla cuccia e la concessione sdegnata a qualche carezzina da qui a lì, attraverso la rete. La mia tartaruga poi ha guardato un po’ in giro e si è ritirata molto presto sotto il tappetino davanti alla doccia che fra un po’ non le copre neppure tutto il guscio. Ma quanto crescono queste tartarughette dalla orecchie rosse? Era una monetina dentro una vaschetta minuscola di plastica con tentativo di palma, adesso un chihuaha se lo azzannerebbe volentieri.
Anche il giardino bonsai che ho qui fuori sta assumendo le vesti spoglie della stagione fredda, via i pomodori, spuntatina alla fragola, a rosmarino, timo, erba cipollina e salvia che sono già a seccare in dispensa per gli arrosti e altri manicaretti che rallegreranno le lunghe serate qui alla mia casa agrituristica con servizio di D&B, divano e breakfast (la colazione che è capace di durare per tutto il giorno e protrarsi per buona parte della serata!). Mi piacerebbe anche studiare un calendario di attività per gli ospiti, tipo pet terapy lavando la vaschetta (che sa sempre troppo di pesce) dove dorme la ninja gusciata, oppure educazione ambientale spolverando le mensole con innumerevoli minuscoli memorabilia del Burns senza romperli e riponendoli nell’ordine originale, o infine viaggi nella memoria dilettandosi con il bucato a mano, stile bella lavanderina. Vado a elaborare il calendario.
venerdì, ottobre 06, 2006
DOVE DORMONO GLI AUTOBUS Tutti vicini, a fanali spenti, senza sbuffare. Non è come quando guardi i Chips alla tv e, se devono trovare l’informatore vagabondo special guest dell’episodio, vanno a cercare tra gli autobus fermi. C’è il loro bel deposito e vanno pure a dormire con le galline, almeno a Jesolo dove sembra che, nelle sere della collezione autunno/inverno e quasi primavera, nessuno abbia voglia di fare un giro così a caso che dove arrivi arrivi. Qui al massimo parti e ti ritrovi in mezzo al nulla alle 9 di sera. Il mare d’inverno è bello anche per questo ok, lupo ululà e mare ululì. Ora, vicino a piazza Mazzini (delusione, non l’hanno ancora chiusa per trasformarla in Miami barcellonata con la rambla che arriva fino al mare) stanno estraendo le radici ai pini marittimi, quelle che spaccano la strada. Non la faccio la battuta dei denti, gli alberi non hanno denti e tanto meno gengive, ma ammetto che ci ho pensato per un furtivo secondo. Se invece mi riemerge dal cassetto “idee altrui veramente del c***” che a “qualcuno” è venuto perfino in mente di toglierli e piazzarci delle palme… Ma come si fa, abbiamo degli alberi graziosi che ogni tanto ti buttano una pigna in testa (se ti va bene anche se fa male) oppure sull’auto ammaccandola (se ti va male) oppure cadendoci proprio sopra all’auto con te dentro (se ti va peggio, non mento, l’ho visto con i miei occhi in una notte buia e tempestosa)… Però sono autoctoni i pini (sarà per quello che prendono di mira le auto?) e allora perché snaturare il paesaggio? E le palme, speriamo almeno abbiano pensato a quelle da dattero perché altrimenti credo rimpiangeremmo le pigne. Essere coccati passeggiando per la rambla ( già pure la rambla c’entra poco con noi che siamo cresciuti a calli e campielli) non è positivo e aggiungerei poco turistico. Proporrei i baobab, perché mi piace scrivere e pronunciare la parola. A questo punto sappiamo che gli autobus dormono, che piazza Mazzini è ancora la vecchia piazza Mazzini, che le noci di cocco sono più grosse delle pigne e poi BAOBAB. In pratica ne sappiamo quanto prima. Quadro domestico. Le mie matite colorate sono spettinate, o ne aggiungo delle altre, molte altre, oppure mi rassegno e continuo ad accorgermi che, mentre non le guardo, si dispongono come su uno, due, tre, stella. Posseggo delle matite giocose. Le matite mi piacciono proprio, primo perché hanno una bella forma e mi piacciono i riccioli quando le infili nei temperamatite e poi perché mi fanno venire in mente l’era pre-evidenziatori quando le usavi tutte per sottolineare i libri. Alla fine tutte le righe erano sottolineate e quindi di utile c’era solo l’effetto fortemente cromatico. Bella storia. Mi fa venire in mente la mia compagna Limonetta (sarebbe Simonetta ma faceva le esse come le elle) che disegnava benissimo tutto, così era molto richiesta tra le pagine dei diari altrui. Faceva gli omini nudi nasoni e panciuti di Mordillo e scriveva i nomi in stile soffice nuvoletta, colorando le linee con un colore e l’interno con un altro, oppure usando l’effetto ombra che dava quel rilievo efficace che ci piaceva tanto. Ora Limonetta insegna tedesco, chissà se quando corregge i compiti in classe disegna qua e là qualcosa. Mitico, il tempo dei Carioca. Per me continua ancora quel tempo coloratissimo, ne ho di nuovi, ovviamente la confezione da 36 e, non soddisfatta, ci ho aggiunto anche i 12 jumbo. Nelle giornate grigie servono, credetemi, un toccasana. No, non boccasana, quello che resti nella pubblicità dei gargarismi, con tutta la sua famiglia di malaticci, anche se lui non ha mal di gola e il liquido da contrasto se lo beve diluito. giovedì, ottobre 05, 2006 MALEDETTO DI UN WORD Se sul libro del Guinness dei Primati ci fosse una pagina dedicata all’apertura di un documento Word, sono arcisicura che ci sarebbe la mia foto mentre sollevo la medaglia con l’attestato. Non credo sia umanamente accettabile che Word Xp mi tratti in questa maniera. Non gli ho mai detto niente se mi sballava i bordi, se mi correggeva di continuo le maiuscole, se si mangiava le lettere appena ero un po’ distratta. Ma ora il vaso è pieno della goccia che trabocca (non era proprio così, vero?) e credo che 4 minuti e 36 secondi siano decisamente troppi. In 4 minuti riesco a spegnere il caffè, riprendere Pilù da sopra una pila di giornali, rispondere a telefono e fare finta di non esserci anche se è troppo tardi. E mi avanza ancora del tempo per mandare la pubblicità con Mediashopping che vende qualcosa di gonfiabile, qualcosa di fitness, qualcosa di pratico, qualcosa di prestato e qualcosa di azzurro, che ci sta sempre bene. E Word per me è come la 24 ore per il rappresentante, la Montblanc per l’assicuratore, la parcella per l’avvocato e il palo per le lapdancers. A proposito di lapdance, vi è mai capitato di vedere alla tv, di notte e piuttosto tardi pure, quelle due signorine straniere che mostrano i loro lati migliori, risparmiando sugli abiti? Possibile che le chiami a telefono (svenandosi ogni volta) un tipo, sempre lo stesso, che chiede loro di mostrare i piedi e una di loro risponde, con tono parecchio russo, “con scarpa o senza scarpa?” Davvero spassoso. Ma ora, quello che mi preoccupa, è che ho un ginocchio caldo. Non è normale. Che sia quello strano crack che ho sentito imitando una schiacciata della Cacciatori, mentre piombavo giù senza aver colpito la mosca sul soffitto? Rotulite? Ci mancherebbe pure questa, sempre che esista (naaaaaa), e poi io essendo un modello base anni 60 special e anche un po’ deluxe, non sono dotata di optional tipo ginocchio di ricambio, ho giusto la ricrescita automatica dei capelli e delle unghie, le palpebre abbassabili, il tatto digitale, lo stomaco capiente e un maglioncino di scorta, che non si sa mai. Mi mancano i cavalli ma sono allergica al fieno e quindi è valido. Buonanotte. mercoledì, ottobre 04, 2006 OCCHI DI ROSPO Non so come io trovi ancora la forza di scrivere dopo due giorni di computer fitti fitti, con poche pause affollate di mille pensieri. Prima di tutto vorrei salutare una collega, la Ginny, di cui conservo ancora un paio di graffi sulle spalle, spariranno presto, lei invece resterà a far suonare il suo campanellino in giro, quando meno te lo aspetti. E poi scusarmi per questa assenza forzata, prometto che mi impegnerò di più in futuro. Già, è una ragazza tanto intelligente, il fatto è che non si impegna… Sto mangiando un sacco di pane, burro e marmellata nei miei breakfast notturni, dev’essere una nuova moda del mio stomaco che accetta solo D&G (dolci e gelati). Stasera, mentre lavoravo, ho notato un musetto buffo che faceva capolino dalla porta finestra che dà sul giardino. Stavo gustandomi la brezza tiepida che soffia dal mare mentre questo affarino mi spalanca gli occhi davanti, un nuovo rospetto del nostro nido sotto la cassapanca grande di legno. Piccolino, beige e con delle macchioline verdi in rilievo, credo si tratti di un rospo smeraldino che è diffuso da queste parti. L’esserino maculato mi fissava incuriosito, forse più attirato dal tepore della stanza che da me, alla ricerca di un riparo dal vento insistente. Si è lasciato fotografare tranquillamente e poi, flashato a dovere, se n’è ritornato verso la cassapanca, in uno slalom salterino tra la bicicletta e la pianta di fragoline di bosco che non smette di fiorire. Non l’ho baciato ma in caso lo avessi fatto al massimo mi spuntava l’aristocratico piccoletto di Shrek con i capelli a caschetto e la calzamaglia oppure, che ne so, Amleto direttamente dalla Danimarca con tutti i suoi dubbi, niente principe delle favole, quelli sono esauriti. E mentre penso a tutte queste cose, ecco la televisione che trasmette la pioggia di enormi rane al termine di Magnolia. |
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