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thegatta
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giovedì, aprile 06, 2006 TUTTO MUFFUTO Ieri è stata una giornatona, di quelle che non si dimenticano. Sì sì anche perché il Milan ha vinto, ma soprattutto perché ho ricevuto la visita della mia padrona di casa. E’ siciliana. E quando parla in dialetto non ci capisco praticamente niente. D’altronde credo sarebbe lo stesso se mi mettessi a parlare, anche se non ci riesco per niente bene, un po’ di veneziano-mestrino o, ancor peggio jesolano. Ma la cosa in assoluto più carina che ha detto è stata un’esclamazione, per l’appunto “tutto muffuto” che le è sbucato fuori all’improvviso dopo aver aperto una specie di grande baule di legno che, nonostante fosse sigillato, è pur stato all’aperto per due anni buoni, fermo lì sotto la finestrella del cucinino. E aveva pure un lucchetto voluminoso che, per tutto il tempo in cui era stato chiuso, aveva stimolato la mia fantasia. Cosa c’era nascosto lì dentro? Cosa avrebbe rivelato una volta aperto? Le ipotesi erano innumerevoli ma, chissà perché, avevo scartato immediatamente l’opzione gatto morto. Pensavo piuttosto a vecchie stampe di scene marinare che, da queste parti, sono inserite in tutto ciò che possiede delle pareti. E poi un pallone da calcio sgonfio, un copriletto marroncino, un secchiello con palette colorate, vecchie riviste da parrucchiera e un barattolo di caffè vuoto. E invece, il contenitore che aveva resistito strenuamente, proteggeva con tutto se stesso padelle, ombrelloni e bicchieri di plastica colorati che vendono in quei posti dove è raccolto tutto ciò che di inutile si può acquistare con un solo euro. Credo che da lì provenisse anche la piccola pianta spudoratamente finta di narcisi. Di origine incerta invece un trapano a manovella che somiglia a un frullatore e un seggiolino di quelli scomodissimi che si portano in spiaggia, con la seduta di plastica arancione. L’oggetto più grande era una scopa elettrica ma quello che ha scatenato il “tutto muffuto” era una cesta portabiancheria che aveva un po’ di muffina sul fondo… E, invece di infilarla nel portabagagli dell’auto noleggiata per l’occasione con tutto il resto di cose, l’ha messa in disparte, lasciando a me decidere sul suo destino. E io sono sensibile al “disparte” così mi ci sono dedicata con tenerezza. Ora la cesta gode di buona salute anche se l’ho lasciata per un po’ in una posizione yoga a testa in giù prima dell’accurato recupero. Non so neppure perché lo faccio, in effetti ho sempre avuto un rapporto devastante con gli oggetti di vimini, al punto da convincermi su qualche mia esistenza precedente vissuta da strega. Devo aver letto da qualche parte che le fattucchiere celtiche venivano bruciate dentro ceste di vimini. La realtà è che mi ci sono graffiata spesso. Ma con questa sopravvissuta la storia è diversa. La coccolo e, non appena si sarà ripresa, la immortalo e vi rendo partecipi.
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