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thegatta
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martedì, gennaio 17, 2006
La sindrome del criceto Non esistono preavvisi, questa malattia è infida quanto improvvisa e ti stende al suolo tipo spinta di John Cena. Mi sentivo strana e avevo un tremendo mal di denti così ho pensato, dopo una notte e un giorno di leggerissimo antidolorifico, di precipitarmi (senza trucco così il pathos risultava maggiore…) in farmacia, poiché io il medico ce l’ho a Mestre e qui a Jesolo non ho molti contatti con i camici, a parte quando mi ha punto la vespa, ma questa è un’altra storia. Gli ho spiegato chiaramente che mi faceva un male cane e che, da qualche parte, sicuramente, impazzava un ascesso party. Sono stata talmente convincente che mi ha passato lo Zimox e un certo Danzen che sembra una medicina creata per i ballerini tedeschi. Ma, come ho scoperto a mie spese, i ballerini non se la sarebbero spassata con quella cosa. Infatti il giorno dopo ho rischiato di afflosciarmi nel bagno. Credo che la mia pressione fosse andata a farsi un giro in garage mentre io sudavo freddo, un po’ come la signora delle camelie ma senza tossire. Ho raggiunto il lettone a fatica e sono rimasta lì un po’ immobile ma, siccome non ho visto il rapido susseguirsi delle scene importanti della mia vita, ho capito che ce l’avrei fatta anche questa volta. A questo punto me ne sono rimasta buona buona a letto, assistendo al rapido evolversi della mia guancia destra, che lievitava come i miei croissants. Tutto ciò accadeva venerdì mattina e, da allora, non sono uscita perché un colpo d’aria sta nelle controindicazioni per gli ascessati come me. E ho mangiato pappette, bevuto pappette… tritato praticamente tutto per trasformarlo in… pappetta. Ieri ho tentato di affrontare un po’ di pizza ma, oltre a metterci un sacco di tempo, mi sono pentita subito dopo. Fortunatamente il gonfiore si è attenuato, ero già preoccupata che mi venissero delle smagliature. Invece la mia guancia aveva avuto una gravidanza isterica. Per fortuna. E ho capito che la vita dei criceti è dura. Tutto quel cibo infilato lì dentro, non deve essere una passeggiata sulla ruota. Da domani inizio la seconda scatola di antibiotici. E sto ancora a casa. Mr Burns ha tolto la naftalina dalla divisa della legione straniera e spolverato il manuale di sopravvivenza nel deserto. Angel è la mia seconda vittima, colei che sopporta le mie commissioni, recandosi puntualmente in farmacia, a pagare bollette e al supermercato. Un po’ come le dame della carità. Mentre la tecnomamma chiama quotidianamente per il bollettino medico. Forte. Ma, siccome qui la storia continua, se qualcuno ha suggerimenti validi, tranne l’incisione a vivo sulla mia povera gengiva già provata, li lasci pure qui. Grazie in anticipo. giovedì, gennaio 05, 2006
Sono sopravvissuta anche al 2005 e questo è già di per sé un ottimo risultato. I recenti festeggiamenti mi hanno vista spedire inviti con ampio anticipo a pochi amici per un cenone che, causa neve fin troppo abbondante ad Asiago, mi hanno vista titubare fino all’ultimo sul menù che ha scansato il pesce per scegliere zampone in pastasfoglia con spinaci (grazie Clerici!) e croissant salati ripieni di ogni squisitezza, bocconcini, immancabili lenticchie e abbuffata di uva verso la mezzanotte. Ora la bottiglia di Perrier Jouet Belle Epoque mi guarda sempre fiorita ma decisamente troppo vuota, così come il Veuve Clicquot. Se il buon anno si vede dai primi giorni di gennaio, per me il 2006 si presenta stracolmo di lavoro e costellato di amministrazioni che mantengono uno stretto riserbo (i freelance come me capiranno probabilmente cosa intendo). E la mia mamma, che certe cose le capta anche da distante, oggi mi ha portato due bei tapiri, fortunatamente di cioccolata, quindi attapirerò presto pure il mio pancino. Uno dei pochi sollievi del momento era un telefilm che ho amato moltissimo e che mi ha tolto il sonno perché hanno ben pensato di programmarlo la notte alle 4.30 circa. Si tratta di Northern Exposure, tradotto indegnamente “Un medico tra gli orsi”. Passi che si tratta di un medico che da New York viene spedito in Alaska a fare pratica, ma direi che l’animale imperante della serie è senza dubbio quel buffo alce dinoccolato che passeggia per le vie durante la sigla. Mi piace perché ha trame interessanti, spesso demenziali ma pur sempre costruite bene, così come i dialoghi. Negli Stati Uniti è durato dal 1990 al 1995, io non ho visto ancora molte puntate ma lo hanno interrotto il 30 dicembre. Peccato, proprio peccato. Ci avevo preso gusto. E poi avevo già inserito John Corbett (che faceva anche il fidanzato con cane in Sex in The City) nella mia maschio-parade. Speriamo lo riprendano, mia sorella mi implora di spedire mail alla televisione ma mi è bastato insistere per capire come va a finire Ricominciare, interrotto già due volte allo stesso punto. Si tratta di scelte editoriali, dicono, e te la devi mettere via. E se mi comprassi una televisione? Uh che roba sarebbe, vecchi telefilm, ancor più vecchi film e chicche che non escono mai da circuiti sempre più piccoli. Programmi di cucina, special sui border collie e sulle tartarughe, sudoku interattivi e monografie su chi dico io. Cosa non ci sarebbe? Verissimo, Sentieri e affini, La Vita in diretta, pornostar che si riciclano in programmi per bimbi, i tronisti. Tronisti! Ma esiste qualcosa di più assurdo?
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