thegatta

mercoledì, ottobre 26, 2005

394

Oggi mi va di dare i numeri, anche perché non si è mai sentito parlare di claustrofobia riflessa e, invece sì, io soffro pure di quella. Come Don Chisciotte mi sono fiondata contro un teletrasporto della banca, innocuo ma solo all’apparenza, per salvare Angel… Penso che continuerà a ridere per degli anni e, anzi, sarà una delle storielle che muteranno con il tempo, arricchendosi di particolari spennellati dalla memoria, da raccontare vicino al camino, al calduccio e sgranocchiando caldarroste. Mai come i segni delle uova che ho scoperto sul muro esterno della casa di fronte alla sua, solo conoscendola si può capire come una tranquilla fanciulla possa tramutarsi in un attimo in una furia contro i disturbatori della siesta pomeridiana, scagliando uova a raffica che neppure Robert Rodriguez consultandosi con Quentin ci avrebbero pensato. I segni comunque ci sono e sono indicati da qualsiasi guida bene informata come luogo degno di nota, vicino a quel capolavoro del nuovo palazzo sorto sulle ceneri del Matilda. Ma come si fa a schiacciare con tanti piani un luogo sacro per i clubbers, lo stesso posto dove ho scoperto che Aldo, Giovanni e Giacomo si sputano per davvero e dove abbiamo steso un tappeto d’erba stile campo da calcio in pista? Il guaio è stato poi toglierlo alle 6 di mattina, tutto inzuppato e pesantissimo. Mi ci vedete in abito lungo, tacchi a spillo e vanga? Ho dei testimoni…

Periodo alquanto grigio che si riflette sulla mia operosità, costellato di incubi e da una tartaruga che ha perso la testa per Mr Burns. Dovreste vedere questo guscio in costante espansione ammirare in adorazione le nuove pantofolone verdi del nostro eroe e passare le ore in un corteggiamento silenzioso ma tenace, esibendosi nell’imitazione di ET, del mostro di Lochness e chiudendosi in timida ritirata non appena l’amato le si avvicina impunemente. Lui però non cede alle moine di quel guscio animato, puntando piuttosto a un suo improbabile futuro di posacenere e lamentandosi di fronte a documentari che ne decantano la longevità.

Ieri ho rivisto Grease e ho aggiunto ulteriori gossip da dietro le quinte del film che fa a gara con “La vita è meravigliosa” e “Colazione da Tiffany” nella mia hit parade personale di visioni. Beh, Kenikie, il mio personaggio preferito alias Jeff Conaway, allora era il marito di Nora Newton John e cioè cognato di Sandy/Olivia. Era costretto a piegare le gambe in prossimità di Travolta per farlo apparire più alto e, oltre a tutto ciò, ha interpretato lui Danny Zuko a Broadway. Se consideriamo che il film è del 78 e io allora ero veramente piccina, vi sembrerà comprensibile che me lo sognavo di notte… si capisce un po’ meno che mi piaccia ancora… Per amare completamente John Travolta invece ci ho messo di più, direi che mi ha conquistata nei panni dell’angelo sovrappeso…per poi trionfare in versione pulp.

postato da thegatta | 19:27 | commenti (17)


sabato, ottobre 22, 2005

                                                                                

zucchero

sale

salsa di soia

riso basmati

patate

spaghetti

caffè decaffeinato

farina Spadoni per la pizza

funghi champignon

nutella

mayò

fazzoletti di carta in scatola

coccolino classico

chinotto

 

Una sfida: trovare qualcosa di interessante da dire sulla mia lista della spesa. Premetto che vengo sempre accusata da mamma e sorella di non scriverla mai e dimenticare le cose fondamentali a vantaggio del superfluo. Il discorso è che ogni qualvolta io la scriva la dimentico sul tavolo. E poi vogliamo mettere quel brivido perverso che tiene impegnato il mio cervellino nella caccia al tesoro carrellata lungo le corsie, lasciandomi tentare dai prodotti esca pur essendo consapevole che sono seduzioni calcolate dal marketing? I supermercati che frequento io sono pochi e selezionati, evito accuratamente ipermercati da pattini a rotelle e claustrofobici centri commerciali dalle luci al neon che mi provocano un incontrollabile voltastomaco. Quindi ormai mi ci oriento bene, mi innervosisco agli spostamenti dei prodotti e saluto il personale: la mia psicologia contorta ne trae giovamento. Quindi zucchero e sale li trovo immediatamente, quel giusto contrasto per insaporire la vita quotidiana. Alla terza corsia, dopo un ingolosimento passeggero per il banco del pesce, mi cattura l’esotico della cucina fusion e non dimentico il basmati da rincorrere per la ciotolina con i miei raffinati bastoncini cinesi. Li inseguo almeno finchè mi scivolano addosso rivelando senza pietà le mie radici occidentali (anche se sto nel miracoloso nordest). La salsa di soia è una nostalgia da ristorante cinese, dove ci inzuppo i ravioli al vapore. Al momento, quel liquidino scuro mi dà immense soddisfazioni papillari. La rete pesante di patate serve, come gli spaghetti, per le cene con gli amici, quando preparo tanti gnocchi tra nuvolette di farina. Quindi equivalgono, nella mia testa, ad allegria e soddisfazione. Così come l’impareggiabile farina Spadoni per la pizza, con cui preparo delle focacce salate ricche di ogni ben di dio. Una delizia lievitante. Gli champignons invece mi piacciono crudi, salutari, con un filo d’olio, limone e, volendo, pure del pepe. Mettiamoci anche della bresaola e brindiamoci sopra con un Franciacorta. Il vino però non si compra al supermercato. Non mi piace vederlo involgarito dai prodotti circostanti. Il vino si sceglie in cantina, stringendo la mano ai vignaioli, perché così assume l’indiscutibile plusvalore dell’esperienza personale da condividere con i commensali. Ma qui sono di parte. Nutella e Mayò stranamente sono vicine di scaffale, morbidissime e deliziose ciotoline di perdizione cremosa… Un giorno una e il seguente l’altra. Sì.  Ecco poi, a sinistra della cartaigienica che rotola innamorata per la strada, la scatola magica, quella da cui estraggo quintali di fazzolettini impalpabili in qualunque condizione: film, lettura commovente, raffreddore, allergia… E compro anche il Coccolino Classico, l’ammorbidente profumato che scelgo immancabilmente dopo aver annusato i flaconi nuovi di tutti i colori, in un’esplosione di manghi, cocchi, noiosi marsigliati, fiori di pesco e troppa troppa lavanda.

Dulcis in fondo il chinotto. Giusto per tentare di digerire la vita.

E mi avvio alla cassa, dove mi suona sempre il telefono mentre studio una mai equilibrata composizione dei sacchetti.

Postata la lista della spesa. Come suggerivi tu che stai tra i vampiri…

postato da thegatta | 02:53 | commenti (17)


giovedì, ottobre 13, 2005



Ho sognato una passeggiata lungo la promenade degli Champs Elysées e, se mi concentro un attimo, riesco ancora a provare un brividino lasciato da quella inaspettata onirica serenità. Ho in mente Parigi e non so per quale motivo (domanda da girare al mio intricato subconscio…). Facendo i miei rapidi collegamenti logici, risulta:

- Sabrina (nel senso Hepburniano del nome) che dimentica di accendere il forno alla scuola di cucina parigina

- i pois del Crazy Horse

- la Vie en Rose

- il Quartier Latin

- Notre Dame

- la Leggenda del Santo Bevitore

- libri polverosi

- i croissants

- piccole ostriche salate

- l’alouette gentille alouette (e chi se la dimentica…)

- lady Oscar con André

- il viaggio irripetibile

- il mondo di Amelie

A ognuno verrebbe una lista completamente diversa ma credo che sulla mia uno psicocoso si troverebbe a suo agio. C’è molto del mio carattere felino in quella lista. Non ho detto tutto, ma parecchio. Me ne sono resa conto rileggendola ora e quasi quasi mi spavento da sola. Un ultimo inquietante particolare: mentre cercavo un’immagine aderente al sogno, mi sono imbattuta in questa che, stagione a parte, riproduce l’esatto posto in cui mi trovavo, con il sole che filtrava dagli alberi colorati d’autunno. Ora comincerò degli esperimenti di telepatia. A bientot, lachatte.

postato da thegatta | 03:36 | commenti (19)


venerdì, ottobre 07, 2005

Che dire… sono reduce da una settimana fitta di scrittura. Sembra quasi un secolo fa quando me ne sono tornata nel mio personale paradiso terrestre… è stato un week end movimentato, fatto di aerei che non partono, receptionist con assurdi riccioli posticci, letti king size e cuscini sul comodino. Ma ce l’ho fatta a svegliarmi alle 7.30 del mattino per ricavarmi un attimo di relax sotto al tiglio, portando alla famiglia che adoro un giornale in cui parlo della loro “architettura dell’anima”. Era rimasto tutto com’era, anche se gli alberi avevano indossato il guardaroba autunnale e tutto questo mi lasciava senza fiato. Per la strada, alla scritta Cormons quasi quasi mi commuovevo…

Trieste al tramonto era un sogno, con le barche che preparavano le vele per la Barcolana e, nonostante il grigio, il traffico, l’inquietante uomo tutt’occhi del garage e il lavoro che mi portavo dietro, avevo trovato un’ottima compagna di viaggio. Odiava i sensi unici ma nessuno è perfetto. Il mio rossetto dark con il sugo delle seppie al ristorantino sul porticciolo di Grignano ha sicuramente lasciato un ricordo indelebile sul manager dalle origini ungheresi con il quale ho intrattenuto un’accesa discussione su Tocai. Notte sull’articolo da consegnare la domenica notte e così è trascorso il venerdì. Sabato all’alba destinazione paradiso, dopo aver gustato una vera colazione continentale nell’albergo in cui tutti erano molto presi a leggere i quotidiani internazionali tra brioches, muesli, salumi e tanto profumo di buon caffè.

A Torre Rosazza ho conosciuto uno chef super, Emanuele Scarello (è tra i jeunes restaurateurs europei ed è sua la trattoria “Agli Amici” di Godia-Udine). Di un creativo pazzesco e di una simpatia che farebbe impazzire la Clerici. Mangiato molto bene, sotto gli alberi della villa che domina il vigneto in cui il Picolit stava ancora aspettando nella crisalide dell’uva. Ora sarà già che si agita in cantina… Nel frattempo un gran bel gruppo di giornalisti fraternizzava… Foto su foto di piatti, di calici, di enologi e un brevissimo ma incisivo corso di degustazione: non lo mescolate tanto quel vino dentro i calici, gli verrà la nausea! San Daniele sa di prosciutto anche per la strada. Foto sulla scalinata e cjalsons deliziosi. Al ritorno, passata Prata di sopra mi resterà sempre il dubbio di dove si collochi quella di sotto. In ritardo alla 131 (e 132? nonononono) in una Villa Giustinian presa d’assalto da un matrimonio con karaoke. Chiacchiere fino a tardi, una sola donna resisteva alle parole di tanti uomini. Indovinate chi? Dopo un altro tentativo di scrittura notturna, il sonno ristoratore. L’erba tagliata e umida del mattino si appiccicava impietosamente alle Adidas e i bagagli erano di nuovo in auto per raggiungere il Pramaggiore e Sant’Anna. La colazione in camera però non era arrivata. Il casone di Sant’Anna ci ha visti impegnati tra le fritture e la grigliata, dopo la visita alla cantina. Lì i discorsi si sono fatti ancora meno composti, complice il Sauvignon e, dai vitigni, il discorso si è andato a cacciare su certe manette che avevano a che fare con i termosifoni. Piacevoli dissertazioni pomeridiane sur l’herbe con collega, cugino e concorrente. E poi il momento del goodbye tra baci, abbracci e l’invito a una tartufata piemontese. Quello che si dice un gran bel week end di lavoro.

 

postato da thegatta | 02:58 | commenti (15)

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